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Il “nero dei Berici”, ricercato come l’oro. Sono tanti e arrivano anche dalle provincie limitrofe i “cacciatori di tartufo” che setacciano i Colli alla ricerca di quello che fino a qualche anno fa, era classificato come “tubero”, mentre la scienza oggi lo vuole come “fungo ipogeo”. Così buono che in questi anni i “tartufari” si sono moltiplicati come funghi.

«Purtroppo – dice Calogero Sorrentino, siciliano trapiantato a Barbarano, uno dei pionieri della raccolta certificata e autorizzata del tartufo Berico – quello che stiamo assistendo in questi anni, è sempre più uno scempio da parte di chi s’improvvisa raccoglitore. Parlo di chi lascia aperte le buche (per 2 chili di tartufo, servono 50 scavi), inibendo di fatto la propagazione dei miceli, impoverendo la riproduzione naturale».

«Sono vent’anni che batto i sentieri Berici tra Arcugnano, Zovencedo e Sossano – aggiunge Sorrentino -. Ho il tesserino regionale di abilitazione alla raccolta. Purtroppo siamo ancora pochi ad averlo, mentre in troppi prendono d’assalto i boschi».Antonio Gregolin

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