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La “Cerca e cavatura del Tartufo in Italia” rappresenta un patrimonio culturale immateriale di conoscenze e pratiche tramandate oralmente per secoli che caratterizzano la vita rurale di interi gruppi di detentori e praticanti, chiamati “tartufai”, nei territori tartufigeni italiani.


Tali abilità, infatti, permettono prima la cosiddetta “cerca”, ovvero l’identificazione dei territori che favoriscono la crescita spontanea della pianta tartufigena, dalle cui radici nasce il fungo sotterraneo chiamato tartufo e, poi, consentono l’applicazione della tecnica tradizionale per la sua individuazione ed estrazione, la cosiddetta “cavatura”,


con l’uso manuale di uno strumento specifico cosiddetto “vanghetto” o “zappino”, operando in modo da non alterare le condizioni del terreno. Indispensabile aiuto e compagno in queste attività è il cane con la sua capacità olfattiva.

Questo è quello che si chiede all’Unesco di tutelare con la candidatura italiana per il 2021 della “Cerca e cavatura del tartufo in Italia: conoscenze e pratiche tradizionali” per cui si richiede l’iscrizione nella lista rappresentativa dei beni immateriali culturali mondiali

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