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Antonino Cannavacciuolo, il napoletano ‘benvenuto’ al Nord

Antonino Cannavacciuolo, il napoletano  benvenuto  al Nord

Celebrity chef di Cucine da Incubo, giudice di MasterChef e conduttore di O’ mare mio. Ma Antonino Cannavacciuolo è prima di tutto uno cuoco due stelle Michelin fra i più noti d’Italia – grazie al matrimonio culinario fra le Alpi e il Mediterraneo

“Il Mediterraneo in visita al Lago d’Orta si innamorò delle Alpi e decise di portare loro in dote i suoi preziosi sapori”. Questa la frase che campeggia sul menu di Villa Crespi, il ristorante due stelle Michelin che Antonino Cannavacciuolo gestisce dal 1999 con la moglie Cinzia Primatesta sul Lago d’Orta. Poche parole, che racchiudono un mondo dello chef campano. Nato a Vico Equense 42 anni fa, da più di venti passa le sue giornate dietro i fornelli. Simbolo di Cucine da Incubo prima, quarto giudice di MasterChef poi e, da gennaio, conduttore di O’ mare mio su Nove, Antonino è ora un affermato personaggio televisivo, ma rimane (e si sente)innanzitutto uno chef.

Famiglia, autenticità, rispetto, impegno e coraggio. Sono questi i principi guida di un ragazzo che ha fatto della sua passione un mestiere, di un uomo che ha fatto del suo mestiere una ragione di vita e lo ha trasformato in successo. Mantenendo sempre un tocco di ironia, un ingrediente fondamentale che si cela dietro ai suoi occhi fulminanti e alla pacca destabilizzante che regala a colleghi e concorrenti dei suoi show.

Da vico Equense a Villa Crespi

Antonino è stato allievo della scuola alberghiera di Vico Equense dove insegnava anche il padre. Il giovane Cannavacciuolo parecchia gavetta in due istituzioni della Guida Michelin, all’Auberge dell’Ill di Illhaeusern in Alsazia e al Buerehiesel di Strasburgo, oltre che nel ristorante del Grand Hotel Quisisana di Capri, che negli anni ’90 è stato guidato dal grande Gualtiero Marchesi. Quando si è messo in proprio ha mostrato di aver appreso bene il mestiere: la prima stella Michelin al Villa Crespi, che ospita anche un albergo, è arrivata nel 2003, nel 2006 la seconda. Tre forchette per la guida del Gambero Rosso, tre cappelli per quella de L’Espresso.

Il progetto migliore “adda venì”

Nel 2015, Cannavacciuolo ha deciso di intraprendere una nuova sfida con la trasformazione del bar del Teatro Coccia di Novara nel Cannavacciuolo Café & Bistrot, un locale aperto dalla colazione al dopocena. Il concept è quello della ristorazione facileveloce e accessibile, una sintesi di quello che succede al Villa Crespi: nel ristorante si “trattano” gli ingredienti semplici come quelli più nobili, nel bistrot si servono le migliori materie prime nell’essenzialità dei loro sapori: il punto in comune rimane, comunque l’impronta inconfondibile dello chef .

Una cucina fra Nord e Sud, che mixa pesce e formaggio

Nei suoi piatti si celebra sempre il matrimonio tra Nord e Sud, tra le sue radici e la terra d’adozione, un’unione suggellata da una creatività composta ed efficace. La pasta è di Gragnano, la carne di Fassona, i pesci del Mediterraneo. Tutti ingredienti che hanno imparato a convivere nelle ricette ideate da Cannavacciuolo, come nel famoso “tonno vitellato” o negli spaghetti alla genovese con salsiccia di Bra.

Da leggere, e per seguire le sue orme

Il personaggio che si vede dalla tv, è nato in cucina e si manifesta bene anche attraverso i libri (per ora ne ha scritti tre: “In cucina comando io”, “Pure tu vuoi fare lo chef”, “Il piatto forte è l’emeozione. 50 ricette dal Sud al Nord”) e gli eventi formativi promossi dalla Cannavacciuolo Accademy. Il prossimo passo? Non è ancora dato sapere cosa bolla in pentola, ma, come si legge sul suo sito “il progetto migliore adda venì”.

di Laura Filios

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Pasta e fagioli: la ricetta di Antonino Cannavacciuolo

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