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Nel corso della storia, l’origine e la crescita del tartufo è stata oggetto di molti miti e leggende. Nelle regioni aride, è stato spesso affermato che quando un fulmine colpisce il terreno provoca la formazione di tartufi. I beduini del Negev si riferiscono ancora ai tartufi del deserto come “il fungo del tuono”. Il medico greco Pedanius Dioscorides riteneva che il tartufo fosse una forma di radice tuberosa.

La strada per comprendere la biologia delle specie Tuber è stata lunga. Nonostante la loro biologia precedentemente sconosciuta, ci furono alcuni primi tentativi di coltivazione del tartufo con vari livelli di successo. Tuttavia, non è stato fino agli anni ’70 e con il lavoro di numerosi ricercatori dedicati, è stato adottato un approccio più informato. Questi primi esperimenti hanno dato il via a quello che oggi è un movimento agricolo globale per la produzione di tartufi, che ha avuto un tale successo che in alcune regioni, come la Francia, oltre il 95% della produzione annuale di tartufo proviene da frutteti coltivati. Tuttavia, nonostante questi successi guidati dalla tecnologia, ci sono stati anche molti fallimenti. Sebbene la nostra comprensione dei parametri ecologici necessari per la coltivazione del tartufo, come le condizioni climatiche, la struttura del suolo e il pH del suolo per molte specie Tuber, è buona, c’è stato un piccolo consenso sui metodi di gestione corretti per le diverse condizioni in loco.

Un salto genetico, il sesso e una nuova comprensione

Una nuova comprensione genetica sta finalmente rispondendo a domande importanti. Nel 2010 il genoma di Tuber melanosporum (noto anche come il Périgord nero invernale), la specie di tartufo coltivabile più preziosa dal punto di vista commerciale, è stato sequenziato per la prima volta offrendo l’opportunità di indagare più a fondo che mai sulla biologia di questi costosi funghi.

In sostanza, ora sappiamo che i tartufi appartengono a un gruppo di funghi la cui maggioranza ha spore che si sviluppano sessualmente e che T. melanosporum richiede un partner di accoppiamento. Attraverso questo salto nella comprensione della sua riproduzione sessuale iniziamo a costruire un quadro in cui T. melanosporum non è un fungo solitario, riproducendosi da sé, ma invece richiede, cerca e riconosce tipi di accoppiamento opposti.

L’entusiasmante sfida che va avanti è applicare questa nuova comprensione alla coltivazione del tartufo.

Resta sintonizzato mentre incorporiamo questa nuova scienza e la applichiamo alla coltivazione del tartufo.

source: https://www.americantruffle.com/sex-truffles/

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