Spread the love

Sono passati 100 anni dalla nascita di Alberto Sordi nel rione romano di Trastevere. Era il 15 giugno del 1920 e la targa sul muro accanto alla casa di Alberto Sordi in Via San Cosimato 7 testimonia il passaggio dell’italiano più italiano di tutti, l’attore che ha saputo raccontare vizi e virtù di un popolo intero. I migliori film di Alberto Sordi 1. LA GRANDE GUERRA di Mario Monicelli, 1959 2. UN BORGHESE PICCOLO PICCOLO di Mario Monicelli, 1977 3. I VITELLONI di Federico Fellini, 1953 4. TUTTI A CASA di Luigi Comencini, 1960 5. UN AMERICANO A ROMA di Steno, 1954 6. IL VEDOVO di Dino Risi, 1959 7. DETENUTO IN ATTESA DI GIUDIZIO di Nanni Loy, 1971 8. Il MEDICO DELLA MUTUA di Luigi Zampa, 1968 9. LE VACANZE INTELLIGENTI di Alberto Sordi, 1978 10. BREVI AMORI A PALMA DI MAJORCA di Pietro Bianchi, 1959

Figlio di un maestro strumentista e di una maestra, Alberto trascorse l’infanzia a Valmontone, cominciò a studiare canto lirico nel 1937 e poi divenne doppiatore di Oliver Hardy. La sua carriera comincia con l’interpretazione di personaggi radiofonici divenuti immortali, come Il compagnuccio della parrocchietta, Mario Pio, il Conte Claro.

La svolta arriva nel 1952, quando Federico Fellini lo vuole nel suo “Lo sceicco bianco” e successivamente ne “I vitelloni”. Da quel momento la sua carriera divenne frenetica al ritmo di anche 10 pellicole all’anno per un record di 152 apparizioni fino alla morte, il 24 febbraio del 2003. Dai personaggi comici e parodistici passa alla perfetta incarnazione della commedia all’italiana, diventando la scelta dei registi che vogliono rappresentare i difetti dell’italiano medio. 

La morte di Alberto Sordi colpì tutti a livello nazionale: il suo corpo venne imbalsamato per permettere il saluto durato due giorni di tutti i suoi concittadini al Campidoglio. Ai funerali solenni in San Giovanni in Laterano fu una folla di 250.000 persone ad accompagnarlo per l’ultima volta. Sulla sua tomba è stata incisa una battuta del “Marche del Grillo”: “Sor Marchese, è l’ora”.

I migliori film di Alberto Sordi

La filmografia di Alberto Sordi è un album ricco di diverse tipologie di pellicole, tra i migliori film girati a Cinecittà, che fotografano momenti differenti di un’Italia in piena evoluzione. Quali sono i film indimenticabili del grande Albertone?

1. LA GRANDE GUERRA di Mario Monicelli, 1959

Un capolavoro del cinema italiano che racconta la prima guerra mondiale attraverso le vicende del milanese Giovanni Busacca interpretato da Vittorio Gassman e del romano Oreste Jacovacci interpretato da Alberto Sordi. Per evitare la battaglia i due si imboscano in trincea e diventano improvvisamente eroi. A Sordi verrà assegnato il nastro D’Argento. La Grande Guerra

La Grande Guerra

2. UN BORGHESE PICCOLO PICCOLO di Mario Monicelli, 1977

Al centro della storia c’è la figura del tipico impiegato Vivaldi il cui sogno è quello di procurare un posto al ministero all’amatissimo figliolo. Il destino irrompe tragico nella tipica storia italiana e l’impiegato Giovanni si trasforma in un killer vendicativo: la figura di Alberto Sordi irrompe sullo schermo tra il tragico e il comico, spiazzando tutti. Un Borghese Piccolo Piccolo

Un Borghese Piccolo Piccolo

3. I VITELLONI di Federico Fellini, 1953

Alberto interpreta Alberto, il più vitellone del gruppo dei 5 amici, un provinciale doc, mammone e conformista che non riesce a vedere oltre gli italici stereotipi. Rimarranno nella storia del cinema italiano il braccio alzato all’indirizzo dei lavoratori e il suo travestimento da donna.I Vitelloni

I Vitelloni

4. TUTTI A CASA di Luigi Comencini, 1960

L’8 settembre l’Italia annuncia di aver firmato l’armistizio e mentre tutti sono allo sbando, un gruppo di persone resta insieme per provare a sopravvivere. Anche in questo caso la scelta finale è quella indirizzata verso la parte del bene, proprio come ne “La Grande Guerra”.Tutti a Casa

Tutti a Casa

5. UN AMERICANO A ROMA di Steno, 1954

Un film che segna il decollo della carriera artistica di Alberto Sordi: Nando Moriconi decide di rompere con la tradizione in nome della moda americana. Un film umoristico che mette in mostra le caratteristiche del Made in Italy a confronto con le abitudini delle star di Hollywood.Un Americano a Roma

Un Americano a Roma

6. IL VEDOVO di Dino Risi, 1959

Dino Risi dirige una commedia nera in cui Sordi intepreta il ruolo dell’industriale romano Alberto Nardi, megalomane e incapace, sposato con Elvira, facoltosa milanese che cavalca l’onda del Boom economico. Franca Valeri è la nemesi perfetta per questo intreccio comico che ha strappato diverse risate al pubblico italiano.Il Vedovo

Il Vedovo

7. DETENUTO IN ATTESA DI GIUDIZIO di Nanni Loy, 1971

Una commedia che racconta l’inferno delle carceri italiane. In questo film Sordi è un geometra felicemente sposato in Svezia che rientra in Italia dopo 7 anni e finisce in carcere senza diritti e si trova a dover gestire alle prese con rivolte e punizioni. Cinema di denuncia puro che mostra la crudeltà del carcere italiano.

8. Il MEDICO DELLA MUTUA di Luigi Zampa, 1968

Guido Tersilli è un arrampicatore sociale che fa di tutto per arricchirsi il più possibile, mettendo anche a rischio la sua salute. Un film campione d’incassi con tre miliardi di lire al botteghino. Alberto Sordi viene premiato con David di Donatello e Globo d’oro.

9. LE VACANZE INTELLIGENTI di Alberto Sordi, 1978

Sordi veste i panni del regista e si riprende nei panni del fruttarolo che insieme alla moglie si sottopone ad un itinerario turistico proposto dai figli. Divertentissimo vedere la coppia che si cimenta con la Biennale d’arte e concerti barocchi. Le Vacanze Intelligenti

Le Vacanze Intelligenti

10. BREVI AMORI A PALMA DI MAJORCA di Pietro Bianchi, 1959

Una commedia balneare che porta in scena uno dei più riusciti personaggi di Sordi. Anselmo Pandolfini è un uomo che non conosce vergogna e che tira dritto per la sua strada. 

“La nostra realtà è tragica solo per un quarto: il resto è comico. Si può ridere su quasi tutto”, diceva Sordi e su quel “quasi tutto” il mitico Alberto nazionale ha fatto ridere, sorridere e riflettere intere generazioni e continua a farlo, dopo 100 anni dalla sua nascita.

Sordi riesce sempre a rappresentare stati d’animo e situazioni psicologiche in pochi semplici gesti. Anche nei film in cui il tema non è gastronomico, lo troviamo spesso di fronte al cibo, come metafora, nel bene e nel male, delle condizioni sociali. Sapori ha selezionato le più rappresentative, grazie al critico cinematografico di Sky Francesco Castelnuovo, una vera enciclopedia vivente della storia del grande e piccolo schermo.

Un americano a Roma
Scena iconica del film diretto da Steno. Sordi è Nando Mericoni un giovanotto senza arte né parte che sogna e mitizza gli Stati Uniti e cerca di comportarsi come un americano, con tanto di parlata in inglese maccheronico (e qui l’aggettivo è doppiamente giusto). Torna a casa a sera tardi e trova la tavola pronta con la sua cena. Vede la zuppiera di spaghetti e si indigna: “Maccaroni? Questa è roba da carrettieri, io non mangio maccaroni. Vino rosso? Io non bevo vino rosso. Lo sapete che sono americano, gli americani non mangiano maccheroni, non bevono vino rosso. Bevono latte, per questo vincono gli apache. Maccarone, che mi guardi con quella faccia intrepida, mi sembri un verme, maccarone. Questa è roba da americani: yogurt, marmellata, mostarda… roba sana sostanziosa”. E addenta un morso di pane e mostarda irrorato di latte. Poi sputa subito tutto, pronunciando una delle frasi passate alla storia del cinema. “Ammazza che zozzeria! Gli americani aho… Maccherone, mi hai provocato e io ti distruggo, adesso maccherone, io me te magno”. E tra una forchettata di pasta e l’altra, ecco che fine fanno gli altri ingredienti: “Questo lo damo ar gatto”, il latte, “questo al sorcio”, lo yogurt, “con questo ci ammazziamo le cimici”, la tanto citata mostarda (che poi è la senape).
Dove vai in vacanza
Si tratta di un film a episodi diretto dallo stesso Sordi del 1978. Alberto Sordi e Anna Longhi sono i protagonisti dell’episodio (in realtà della durata quasi di un lungometraggio) “Le vacanze intelligenti”, in cui interpretano due fruttivendoli romani, i cui tre figli, che hanno studiato e frequentano ambienti intellettuali, organizzano per loro “vacanze intelligenti”, con un programma che prevede, oltre a una ferrea dieta, visite a una necropoli etrusca e alla Biennale di Venezia. Non solo una scena ma un po’ tutto il film è carico di riferimenti al cibo: quello che i due coniugi sognano, quello che descrivono, che ricordano, che sperano di mangiare. Tra le scene più belle quella alle terme di Montecatini, dove in un ristorante con un buffet stracolmo di ogni bene, sono accompagnati nel settore dietetico e possono solo guardare ciò che mangiano nel settore “nortmale”. Poi la scena di Venezia: i due dopo essersi ribellati alla dieta si fermano in una trattoria e, con tanto di tovaglioli legati al collo, mangiano l’impossibile. Il locale è frequentato da nobili che inizialmente li prendono un po’ in giro, ma poi tutti sono contagiati dalla coppia all’ingrasso. Principi e contesse iniziano a ordinare quello che mangiano loro: dalle salsicce con i fagioli alle pappardelle al sugo di lepre. Con la principessa che sentenzia “è un’idea divina!”.
Alberto Sordi a tavola: le sette scene di cibo memorabili dei suoi film
Le Coppie
Si tratta di un film a episodi, in un certo senso prequel di Dove vai in vacanza. Nell’episodio “La Camera” la stessa coppia (lui operaio metalmeccanico) si concede una vacanza in Costa Smeralda, ma nessun albergo dice di avere una stanza disponibile per loro (in realtà è chiaro che non li considerano all’altezza della loro clientela facoltosa e aristocratica).  Si consolano al ristorante con porzioni pantagrueliche. E poi lui la guarda dolcemente negli occhi e le dice: “Di’ quello che te pare ma le fettuccine… so sempre le fettuccine”.
Alberto Sordi a tavola: le sette scene di cibo memorabili dei suoi film
Tutti a casa
Nel film diretto da Luigi Comencini, si racconta la vicenda di alcuni plotoni dell’esercito italiano dopo l’8 settembre allo sbando. Sordi è il sottotenente Alberto Innocenzi, a capo di un plotone che va allo sbaraglio in giro per l’Italia. Il film è tutt’altro che comico (toccante la scena del passaggio di un convoglio che porta gli ebrei verso i campi di concentramento al nord), ma contiene una serie di siparietti godibili. Come quella del geniere Ceccarelli (Reggiani) che porta sempre con sé una valigia pesantissima: deve consegnarla a un maggiore che si trova a Napoli, la controlla sempre e rifiuta sempre di mostrare il contenuto, anche se tutti pensano che contenga particolari prodotti alimentari. A un certo punto, in vesti borghesi, riescono a prendere un treno. Ceccarelli finalmente stremato dalla fatica si addormenta e due commilitoni gli sottraggono “il pacco”.  Sordi e compagni lo aprono e si rendono conto che contiene delle squisitezze, salami, tartufi neri, scatolette di tonno e conserve. Si chiudono nella toilette del treno a fare la scorpacciata, poi riempiono il pacco di stracci e sassi per non far capire l’accaduto al povero geniere. 
Nello stesso film, divertentissima anche la scena della polenta.
Alberto Sordi a tavola: le sette scene di cibo memorabili dei suoi film
Il marchese del grillo
Il marchese ama mischiarsi al popolo, vestito in abiti plebei e frequenta osterie e taverne. In una di queste porta a cena fuori una cantante francese in tournee a Roma. Il marchese ordina rigatoni con la pajata. “Che cosa sono questi?” Chiede la bella Olimpia. E lui, sapendo che le interiora potrebbero non essere gradite, la invita a mangiare: “te lo spiego dopo” dice. Mentre mangiano la pajata devono però fuggire perché arriva la moglie di Gasperino, un carbonaro a cui lui assomiglia molto. La donna lo aggredisce credendolo il marito fedifrago.  Olimpia non vorrebbe andar via, ma Sordi le dice non importa, lascia stare è merda. Lei: “nel senso che non è cattivo, non ti piace?”.
Spiazzante il marchese: “No, nel senso che è proprio merda, di vitello, sono budella. Tu volevi sapere che era? Ecco”.
Alberto Sordi a tavola: le sette scene di cibo memorabili dei suoi film

Una vita difficile
Nel film di Dino Risi, i fidanzati interpretati da Alberto Sordi e Lea Massari sono comunisti ma siederanno a tavola col ‘nemico’. Infatti si trovano a passare sotto casa di una famiglia nobile fedelissima ai Savoia. Ma i nobili, riuniti a cena in attesa dei risultati del referendum su Repubblica/Monarchia sono scaramantici: non si può essere in 13 a tavola, che porta male. In strada raccattano i due ragazzi che, affamati, accettano l’invito dai marchesi Capperoni, perché nelle loro giornate sono più i pranzi saltati di quelli consumati. Non hanno una lira, Elena e Silvio: lui fa il giornalista in un quotidiano comunista – Il lavoratore – e prende uno stipendio da fame. A tavola c’è una vecchia centenaria, un nipote cieco, un assortimento di nobili aggressivi. Chiede l’anziana signora: “Ma perché la gente vuole tanto male al re? Perché?». Silvio dice:  «Forse perché se n’è andato a Brindisi invece di salire in montagna con i partigiani». Per fortuna arriva un colossale vassoio di pasta al forno. Elena ne serve a Silvio una porzione gigantesca: «L’ho abituato così, a casa. Polpettina?». Una ragazza sussurra al nonno cieco: «Si stanno mangiando tutto il pasticcio».

Il Mafioso
Un film di Alberto Lattuada del 1962. Sordi interpreta un siciliano che vive a Milano. Con moglie e figli biondissimi e milanesissimi torna al paese in vacanza. In una scena c’è una enorme tavolata piena di ogni ben di Dio e tutti mangiano a quattro palmenti. Evidente dal punto di vista visivo-cromatico la distinzione nord-sud: i siciliani vestiti di scuro e capelli neri, gli ospiti milanesi biondi e dagli abiti colorati. A un certo punto lei si accende una sigaretta, tutti si bloccano a guardarla. E lei si rende conto di essere al centro dell’attenzione e si giustifica: “Scusate disturba il fumo?”. Il marito le spiega: “No Marta è che non sono abituati a vedere una femmina che fuma”. “Ah se non disturba, allora, sapete, ognuno ha le sue abitudini. Io a fine pasto mi fumo una sigaretta”. Tutti scoppiano a urlare e avvertono: “ma era solo l’antipasto. Dobbiamo ancora cominciare”. E dalla cucina inizia una processione di vassoi stracolmi e una zuppiera di spagehtti al nero di seppia.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *